I primi documenti sicuramente veri e ancora esistenti intorno a questa invenzione sono localizzabili in Veneto, a partire dal dipinto del cardinale Ugone di Provenza eseguito da Tommaso da Modena nel 1352.
La predica del 23 febbraio 1305 presso la chiesa di Santa Maria Novella in Firenze da parte di Fra' Giordano da Rivalto (consultabile nei codici Riccardiani, Ashburnhamiano e Palatino) sottolinea che non è ancora 20 anni che si trovò l'arte di fare occhiali che fanno vedere bene. Di qualche anno dopo è il documento della Cronaca del convento domenicano di S.Caterina (Pisa), ove risiedeva il beato Giordano in cui si ricorda frate Alessandro della Spina, morto nel 1313, il quale quello che fatto vedeva sapeva egli rifare. Gli occhiali (ocularia) che altri per primo aveva fatto e non voleva comunicarne il segreto, fece egli ed a tutti comunicò lieto e volonteroso.
Il falso settecentesco ad opera di Francesco Redi in Lettera attorno all'invenzione degli occhiali scritta nel 1678, di Leopoldo del Migliore nel suo libro del 1684 Firenze città nobilissima illustrata, e del Domenico Maria Manni nel suo trattato del 1738 Degli occhiali da naso, inventati da Salvino degli Armati, attestava la paternità dell'invenzione dell'occhiale alla città di Firenze. Il falso fu smascherato da Isidoro del Lungo in Arch. Stor. It. LXXVIII, 1920 La vicenda di un'impostura erudita.
La probabile verità fu che Giordano da Rivalto presi i voti nel 1280 e durante un soggiorno a Bologna, tra i confratelli veneziani, ebbe modo di conoscere e parlare a colui che inventò l'occhiale ma senza conoscerne il segreto della produzione, in quanto vietato dalla Serenissima. Al suo rientro a Pisa, il beato Giordano aveva 40 anni si apprestava pertanto all'età della presbiopia. Frate Alessandro visti gli occhiali del beato Giordano, fu capace di riprodurli, e fu il primo a divulgarne in Toscana l'arte della costruzione.